Home page
Biografia
@
@
@
@

La famiglia nella società giapponese

@

Spesso si pensa che la condizione femminile è destinata a migliorare di pari passo allfaumento del tasso d'istruzione e alla diffusione del benessere economico: l'esempio giapponese mostra che non sempre è così.

In febbraio il ministero degli interni giapponese ha reso pubblico un sondaggio per cui, nel paese del Sol Levante, esiste finalmente una maggioranza relativa che si dichiara contro l'antico precetto: gmoglie in casa a cucinare, marito fuori a lavorareh: un magro 48,9%. In uno dei paesi più ricchi di questo mondo entrato nel terzo millennio, quasi il il 45% della popolazione pensa ancora che il posto della moglie sia a casa, mentre l'uomo debba stare fuori. Un dato del genere è stato presentato dai giornali come un evento storico, in prima pagina: reazione che si spiega pensando come solo dieci anni fa, nel momento di massima ricchezza del Giappone, il 60% delle persone si dichiaravano favorevoli al precetto gmoglie dentro – marito fuorih.

Gli anni dal dopoguerra a oggi, segnati da un benessere materiale in crescendo e da sempre più grandi successi economici, non si sono tradotti in modo automatico in un cambiamento dei riferimenti ideali dei giapponesi. Malgrado anni di femminismo e di modernizzazione più o o meno forzata,  il modello di riferimento vigente riguardo alla famiglia-tipo è ancora quello basato su un marito che lavora a casa dalla mattina fino alla notte (dalle otto di mattina alle dieci-unici di notte) e una moglie che lo aspetta impaziente dopo aver messo a dormire i figli. Questi potranno incontrare il padre nel fine-settimana. Un modello sicuramente antiquato nella realtà attuale.

Il paradosso di questo quadro così tradizionalista è che si scontra con un Giappone dove le donne sono parte attiva da decenni. Dal dopoguerra non esistono più discriminazioni nella scuola o nel lavoro: neanche la carriera militare è preclusa al gsesso deboleh. Giudicando poi solo basandosi sulla pubblicità o sull'immagine, le donne sembrano essere addirittura le protagoniste di questo mondo dorato fatto di grandi magazzini, marche di lusso eccetera: in effetti sono loro a spendere e a consumare. Ma, evidentemente, il potere economico e il livello d'istruzione non bastano per cambiare una realtà sociale castrante nei confronti delle speranze e velleità delle giovani donne.

L'unica risposta reale da parte femminile a questo problema ignorato dai politici, una risposta che vale milioni di parole, è la decisione di mantenersi autonome rifiutando il ruolo tradizionale della moglie: procreare. Col risultato che oggi il Giappone è uno dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo, di poco superiore a quello italiano.

(fonti Asahi Shinbun del 6 febbraio 2005)


@

formato PDF