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Scuola
e società in Giappone
Negli intricati reticoli di strade si
aprono , in maniera più o meno regolare, degli ampi squarci protetti da
reti: sono i campi da calcio e da baseball delle varie scuole. Passandovi
accanto nel pomeriggio si rimane colpiti dalle urla che si alzano: sono gli
allenamenti di un qualche circolo studentesco. Grazie alla loro onnipresenza, si
può dire che il giapponese-medio sicuramente fa sport, o almeno ne ha
l'occasione, fino ai diciannove anni.
La vita di uno studente è
completamente assorbito dalla sua scuola. La mattina è dedicata alle
lezioni, il pomeriggio è destinato allo sport o a qualche altra attività
sociale, sempre però interna all'istituto. Anche il pranzo viene
consumato nella mensa scolastica. Gli studenti indossano quasi sempre una
qualche uniforme, quindi i pasti vengono consumati da tavolate più o meno
rumorose di coetanei vestiti uguali e che condividono lo studio la mattina
e lo sport il pomeriggio. Anzi no, solo lo sport il pomeriggio visto che
è in quel momento che si formano i gruppi di amici. Ragazzi in divisa si
muovono in un ambiente fatto solo per loro, che li protegge e protegge la società
da loro: a questo servono le biblioteche interne, gli ambulatori dedicati e
tutto quello che può servire a creare un mondo chiuso. Un mondo talmente
chiuso da risultare incomprensibile agli “esterni” e fonte di ogni male e
responsabilità.
Un ruolo sociale così forte della
scuola ha un senso in una società in via di sviluppo. Tramite essa lo
Stato aiuta la nuova generazione a crescere bene, garantendogli almeno un pranzo
completo al giorno, una divisa decorosa che uniformi poveri e ricchi, e via
dicendo. In una società ricca
e, per questo, complessa rischia invece di diventare quasi un freno. Infatti una
scuola così materna diventa un mondo artificiale che ferma i ragazzi in
una eterna sindrome di peter pan, impedendogli di conoscere la realtà. E
allo stesso modo garantisce il mondo esterno dall'irruenza e dalla voglia di
partecipare propria degli adolescenti.
Questa incomunicabilità permette ai
governanti di non sapere/capire cosa succede lì dentro e di affrontare il
problema in modo confuso: il tema attuale sembra essere quello se fare cantare o
meno l'inno nazionale. Il punto è che la scuola pubblica è nata
cinquanta anni fa, dopo la seconda guerra mondiale, con la semplice missione
educativa di produrre operai e/o impiegati da usare per uno sviluppo veloce di
un paese distrutto. Ora la realtà del Giappone è sicuramente
cambiata ma non altrettanto lo è il mondo della scuola pubblica. Il suo
difetto più grave sembra essere quello di non aiutare la crescita di veri
e propri cittadini, di avere solamente uno scopo utilitaristico.
A rimetterci sono senza dubbio i giovani,
che escono dall'iper-protettivo mondo scolastico e si scontrano con una realtà
complessa senza avere mezzi per comprenderla. E non casualmente negli ultimi
anni sono esplose vere e proprie epidemie di suicidi di massa di giovani o si
sono diffusi fenomeni aberranti come quelli degli “otaku”.
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