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Scuola e famiglia in Giappone

 

Sabato sera, alle 19 in punto, il diciassettenne Taro ha bruciato la casa di un amico per sbaglio: la polizia telefona subito alla sua scuola e quest'ultima contatta il professore responsabile della classe di Taro.

Domenica mattina Yuka, una bambina di otto anni, è scivolata vicina ai binari provocando l'arresto di un treno. Subito la società  ferroviaria ha telefonato alla sua scuola che si è preoccupata di contattare immediatamente la maestra di Yuka.

In entrambi i casi gli insegnanti si sono sentiti in dovere di contattare la famiglia del minorenne e di fare poi, il lunedì seguente, una bella ramanzina ai ragazzi direttamente davanti a tutti. La scuola ha ricoperto un ruolo quasi sostitutivo rispetto alle famiglie nel piano strettamente educativo. Quale può essere infatti la responsabilità di un insegnante per quello che fa un proprio studente in orario extra-scolastico? E quale lo scopo di una sua responsabilizzazione nei confronti della famiglia?

Nel mese di maggio tutti gli insegnanti delle elementari, dopo le lezioni, vanno a fare visita alla famiglie dei propri allievi. Un buongiorno buonasera, un tè da bere in soggiorno, ma quant'è bello il suo bambino, e poi tutti a casa. Anche in questo caso la scuola entra nella famiglia, anche se con meno drammaticità. La maestra diventa un referente importante per tutti, genitori e bambino. Anzi, lo diventa la scuola perché la maestra cambia ogni anno, e la continuità è garantita dall'istituzione più che dalle persone. Con vantaggi e svantaggio, evidentemente.

Uno dei vantaggi è il legame tra scuola e famiglia, tra scuola e comunità. E il controllo sociale che questo dovrebbe garantire. Anche se in una realtà cittadina come quella di Tokyo è una caratteristica abbastanza irreale, figlia di una ideologia vecchiotta.

Tra gli svantaggi il più evidente è la deresponsabilizzazione dei genitori che delegano alla scuola non solo il computi o di istruire, ma anche quello di educare. Anzi, spesso finiscono per delegare alla scuola pubblica solo il compito di educare, decidendo di mandare il figlio a una qualche scuola serale per garantirgli un'istruzione adeguata.

Con risultati anche grotteschi, come quello in cui una famiglia non ha esitato a  denunciare la maestra dopo che il proprio bambino aveva commesso un qualche crimine. La madre aveva trovato naturale accusare l'insegnante come diretta responsabile, accusandola di non avere svolto adeguatamente la propria missione educativa. Confondendo così lavoro e vita, istruzione e educazione. Fortunatamente il tribunale ha dato torto alla famiglia: la responsabilità nei confronti dei minorenni è, ancora, della famiglia. La scuola è qualcosa di altro, o almeno dovrebbe.


 

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