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Ars Nova

Museo Metropolitano di Tokyo per l'Arte Contemporanea

 

La mostra proposta da una delle più importanti realtà museali per l'arte contemporanea in Giappone è all'insegna del rapporto tra contemporaneità e arte non pittorica. In cinque sale vengono proposte una ventina di opere giudicate rappresentative di questo dialogo e ordinate in senso non diacronico. Cinque sono i temi che contraddistinguono le sale: “il modernismo- ceramica, scultura”, “oggetto/arte- tecnica- la forza dell'immagine grezza”, “il paradosso della decorazione - la superficie e l'interiorità“, “il vaso- l'aporia delle ceramiche”, “verso la vita- l'arte contemporanea che interagisce con la realtà quotidiana”. Tra le altre c'è l'opera di Inoue Masayuki del 2002, una delle più efficaci nel riuscire a comunicare vitalità e calore. Il titolo è MU 023, dove MU potrebbe significare il “Nulla” proprio dello Zen giapponese. Ugualmente interessante è un'opera del 1982 di Machiko Okawa, un insieme di tre vasi infilati l'uno dentro l'altro e aperti da uno squarcio che permette di osservarne l'interno. L'unico autore di una certa fama in Italia, Tadashi Kawamata (Biennale di Venezia del 1981 e Documenta del 1987), è qui rappresentato da un lavoro di architettura in cui si medita sul rapporto tra il moderno che avanza distruggendo quello che c'era prima, bollato come vecchio. La meno originale è, forse, l'ultima sala: essa è dominata da un tabellone appeso di due metri per tre ricoperto da un'infinità di led numerici che cambiano continuamente con tempi differenti, creando così un caos numerico che vorrebbe rappresentare una delle più grosse frenesie contemporanee: “Seguire i cambiamenti, Connettersi con tutto, continuare per sempre”, come recita il titolo. L'autore è Miyajima Tatsuo.  


 

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